Nomadelfia: il mio racconto a Wikiradio

 

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Il 14 febbraio 1948 veniva approvato il testo della Costituzione dell’Opera Piccoli Apostoli che, guidata da don Zeno Saltini nell’ex campo di concentramento di Fossoli, prendeva il nome di Nomadelfia.

A questo link si può ascoltare la mia puntata a Wikiradio:

https://www.raiplayradio.it/audio/2018/02/WIKIRADIO—Nomadelfia–ace0dd2e-f4ee-48ff-9803-f40b0b3b2fd8.html

I bambini della Shoah: Sergio De Simone

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La sera del 20 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra, nei sotterranei di Bullenhuser Damm, una ex scuola elementare al centro di Amburgo, vengono trucidati venti bambini ebrei. Tra di loro anche Sergio De Simone.

Il mio racconto della loro vicenda su Wikiradio:

http://www.wikiradio.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-9b147e79-42c5-4430-9d26-2781f290ddfe.html#

In fila per tre: bambini, regimi e guerre

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Volevo citare le parole in grassetto in esergo all’inizio del mio libro. Non ho potuto farlo per questioni di diritti. Però mi sembra un ottimo viatico per il mio libro

 

Presto vieni qui, ma su, non fare così,
ma non li vedi quanti altri bambini
che sono tutti come te, che stanno in fila per tre,
che sono bravi e che non piangono mai

è il primo giorno però domani ti abituerai
e ti sembrerà una cosa normale
fare la fila per tre, risponder sempre di si
e comportarti da persona civile

Vi insegnerò la morale, a recitar le preghiere,
ad amar la patria e la bandiera
noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori
e discendiamo dagli antichi Romani

E questa stufa che c’è basta appena per me
perciò smettetela di protestare
e non fate rumore, quando arriva il direttore
tutti in piedi e battete le mani

Sei già abbastanza grande, sei già abbastanza forte,
ora farò di te un vero uomo
ti insegnerò a sparare, ti insegnerò l’onore,
ti insegnerò ad ammazzare i cattivi

e sempre in fila per tre, marciate tutti con me
e ricordatevi i libri di storia
noi siamo i buoni e perciò abbiamo sempre ragione,
andiamo dritti verso la gloria

Ora sei un uomo e devi cooperare,
mettiti in fila senza protestare
e se fai il bravo ti faremo avere
un posto fisso e la promozione
e poi ricordati che devi conservare
l’integrità del nucleo familiare
firma il contratto, non farti pregare
se vuoi far parte delle persone serie

Ora che sei padrone delle tue azioni,
ora che sai prendere decisioni,
ora che sei in grado di fare le tue scelte
ed hai davanti a te tutte le strade aperte
prendi la strada giusta e non sgarrare se no
poi te ne facciamo pentire
mettiti in fila e non ti allarmare perché
ognuno avrà la sua giusta razione

A qualche cosa devi pur rinunciare
in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere
perciò adesso non recriminare
mettiti in fila e torna a lavorare
e se proprio non trovi niente da fare,
non fare la vittima se ti devi sacrificare,
perché in nome del progresso della nazione,
in fondo in fondo puoi sempre emigrare

ehi ehi, ehi, avanti, ehi avanti in fila per tre…

 

Voci della Shoah

 

433 immaginiinterviste in italiano a vittime della Shoah, di cui moltissime a coloro che negli anni della persecuzione dei diritti e delle vite erano bambini. Per poterle visualizzare è necessario scrivere all’Archivio dello Stato secondo le indicazioni presenti nella homepage che vi invierà una password.

http://www.shoah.acs.beniculturali.it/

I bambini di Beslan

BeslanIl 1 settembre 2004 trentadue separatisti ceceni entrano nella scuola numero 1 di Beslan, nella repubblica caucasica dell’Ossezia del Nord, prendendo in ostaggio circa 1200 tra bambini, genitori e insegnanti. Il giorno non viene stato scelto a caso.  Il 1 settembre è il primo giorno dell’anno scolastico in Russia, è chiamato “Giorno della conoscenza” ed è segnato in particolare dalla cerimonia della Prima Campana e da una grande festa.

La prima bambina ad arrivare è Alana Lolaeva, ha dieci anni. Come tutti gli altri indossa l’uniforme della scuola. Ha con sé cinque palloncini che la maestra ha detto di comprare per rendere più colorata la festa. Karina Tuaeva ha invece dodici anni ed è in ritardo. Anzi a essere in ritardo è sua madre. Così insieme al fratello prendono un taxi e arrivati vicino alla scuola si incamminano per l’ultimo tratto. Karina si ferma improvvisamente per dire alla madre che ha paura, non sa perché ma ha paura. Certo, è un’ansia che ha ogni bambino ma come testimonierà sua madre, visto retrospettivamente ha uno strano sapore.

Alle 9,15 i terroristi attaccano la scuola ma quando iniziano a sparare qualcuno pensa che siano i palloncini che scoppiano, altri che – secondo una diffusa tradizione, specie nei matrimoni, nel Caucaso – si spari in aria come un segno benaugurale, altri ancora vedono solo la scena senza riuscire subito a spiegarsela: uomini con le maschere corrono, sparano e intanto si sentono le urla delle persone che chiamano i propri figli, mentre i terroristi urlano a loro volta che hanno tutti sotto tiro e che devono entrare nell’edificio. Il tutto si mischia alla musica alta, in una paradossale scena di cui tutti ricordano prima di tutto il rumore.

In pochi minuti viene uccisa una ventina delle 1127 persone che sono prese in ostaggio tra cui ovviamente moltissimi bambini. Gli assalitori, tutti forniti di una cintura esplosiva, chiudono l’unico lato aperto dell’edificio, impedendo la fuga. Alcuni riescono a nascondersi nell’edificio della caldaia ma dopo pochi minuti alcuni terroristi li costringono ad uscire (solo una quindicina di loro riesce a rimanere nascosta e non visti e dopo alcune ore viene tratta in salvo dalle forze di sicurezza), altri entrano nella scuola sperando di trovare un’altra via di fuga. Bambini, genitori e insegnanti sono spinti verso la palestra, che per tre giorni diventa la loro prigione, assediata da esercito e forze dell’ordine.

L’attacco alla scuola, alle 13 del 3 settembre, è devastante. Il bilancio finale è di 331 ostaggi uccisi, di cui 186 bambini. Altri tre muoiono in seguito alle ferite riportate. I feriti sono circa 600 di cui 356 bambini. La maggior parte delle vittime sono determinate dall’incendio divampato dopo il blitz della polizia. I terroristi sono quasi tutti uccisi (31 su 32). Il 90 per cento delle vittime riporta qualche ferita ma tutti rimangono segnati per sempre dall’episodio, necessitando di un intervento psicologico.

La scuola n. 1 di Berlan diventa in breve tempo un luogo della memoria. Ai suoi suoi muri vengono appese le foto dei bambini uccisi. Un memoriale, chiamato “Albero del dolore”, è costruito nel cimitero di Beslan. Tra i sopravvissuti c’è Batras Missikov, 15 anni, che dice: “Questo paese è un gruppo di case e un gruppo di persone. Siamo insieme da sempre, siamo cresciuti insieme. Loro sono venuti e hanno distrutto tutto, in un solo attimo”. E conclude: “Io non voglio dimenticare, nulla, anche se mi dicono che i ricordi saranno un grande peso. Non voglio dimenticare, perché se lo facessi io tradirei ogni bambino che è rimasto qui, per sempre”.

 

Per chi vuole riascoltare la mia puntata su Wikiradio dedicata a Beslan:

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-b2a685b5-dce2-44a8-ab2b-73774e174e4e.html