La Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (20 novembre 1959)

onu_800_800L’assemblea plenaria delle Nazioni Unite approva, il 20 novembre 1959, la Dichiarazione dei diritti del fanciullo. Dopo il preambolo, sono enumerati dieci principi, che riprendono in parte quelli espressi dalla Dichiarazione universale del 1948 ma cercano anche di misurarsi con la specificità irriducibile dell’infanzia, con le sue caratteristiche e con un orizzonte di diritti e di garanzie che non si sovrappongano semplicemente a quelli degli adulti.

Principio primo:

il fanciullo deve godere di tutti i diritti enunciati nella presente Dichiarazione. Questi diritti debbono essere riconosciuti a tutti i fanciulli senza eccezione alcuna, e senza distinzione e discriminazione fondata sulla razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, le condizioni economiche, la nascita, o ogni altra condizione, che si riferisca al fanciullo stesso o alla sua famiglia.

Principio secondo:

il fanciullo deve beneficiare di una speciale protezione e godere di possibilità e facilitazioni, in base alla legge e ad altri provvedimenti, in modo da essere in grado di crescere in modo sano e normale sul piano fisico, intellettualem morale, spirituale e sociale, in condizioni di libertà e di dignità. Nell’adozione delle leggi rivolte a tal fine, la considerazione determinante deve essere il superiore interesse del fanciullo.

Principio terzo:

il fanciullo ha diritto, sin dalla nascita, a un nome e una nazionalità.

Principio quarto:

il fanciullo deve beneficare della sicurezza sociale. Deve poter crescere e svilupparsi in modo sano. A tal fine devono essere assicurate, a lui e alla madre le cure mediche e le protezioni sociali adeguate, specialmente nel periodo precedente e seguente alla nascita. Il fanciullo ha diritto ad una alimentazione, ad un alloggio, a svaghi e a cure mediche adeguate.

Principio quinto:

il fanciullo che si trova in una situazione di minoranza fisica, mentale o sociale ha diritto a ricevere il trattamento, l’educazione e le cure speciali di cui esso abbisogna per il suo stato o la sua condizione.

Principio sesto:

il fanciullo, per lo sviluppo armonioso della sua personalità ha bisogno di amore e di comprensione. Egli deve, per quanto è possibile, crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori e, in ogni caso, in atmosfera d’affetto e di sicurezza materiale e morale. Salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre. la società e i poteri pubblici hanno il dovere di aver cura particolare dei fanciulli senza famiglia o di quelli che non hanno sufficienti mezzi di sussistenza. E’ desiderabile che alle famiglie nunerose siano concessi sussidi statali o altre provvidenze per il mantenimento dei figli.

Principio settimo:

il fanciullo ha diritto a una educazione, che, almeno a livello elementare deve essere gratuita e obbligatoria. Egli ha diritto a godere di una educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza e di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale, e di divenire un membro utile alla società. Il superiore interesse del fanciullo deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento; tale responsabilità incombe in primo luogo sui propri genitori. Il fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giuochi e attività ricreative che devono essere orientate a fini educativi; la società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la realizzazione di tale diritto.

Principio ottavo:

in tutte le circostanze, il fanciullo deve essere fra i primi a ricevere protezione e soccorso.

Principio nono:

il fanciullo deve essere protetto contro ogni forma di negligenza, di crudeltà o di sfruttamento. Egli non deve essere sottoposto a nessuna forma di tratta. Il fanciullo non deve essere inserito nell’attività produttiva prima di avere raggiunto un’età minima adatta. In nessun caso deve essere costretto o autorizzato ad assumere un’occupazione o un impiego che nuocciano alla sua salute o che ostacolino il suo sviluppo fisico, mentale o morale.

Principio decimo:

il fanciullo deve essere protetto contro le pratiche che possono portare alla discriminazione razziale, alla discriminazione religiosa e ad ogni altra forma di discriminazione. Deve essere educato in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza universale, e nella consapevolezza che deve consacrare le sue energie e la sua intelligenza al servizio dei propri simili

 

Il piccolo contrabbandiere del ghetto

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Henrika Lazowert, Il piccolo contrabbandiere

 

Attraverso fenditure e fessure, passando sopra al filo teso,

all’alba, alla luce del giorno e nel cuore della notte

affamato, ardito e saldo di cuore

striscio, mi insinuo nell’ombra, ci sono quasi

e sul più bello la mano del destino

mi afferra all’improvviso e troppo tardi mi accorgo

che sono solo un essere mortale.

Non attendere invano, mamma,

di udire la mia voce da lontano;

io non ritornerò, come altri,

la polvere della strada sfigurerà la mia tomba

perché il mio destino è segnato.

E sul mio viso è impresso un solo cruccio:

chi, cuor mio, ti avrà procurato il pane

per l’indomani?

 

I. Gutman, Storia del ghetto di Varsavia, Giuntina, Firenze, 1996 (trad. P. Buscaglione, C. Candela)

Sull’autrice della poesia: https://en.wikipedia.org/wiki/Henryka_%C5%81azowert%C3%B3wna

Una piccola dimenticanza

leggi razziali

 

 

 

 

 

 

 

 

Settantacinque anni fa, il 28 settembre 1940, venne promulgata la legge la n. 1403, costituita da due soli articoli. Il secondo si trova in tutte le leggi e diceva che la norma sarebbe entrata in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il primo recitava: “Il contributo annuo di L. 11.500 spettante agli asili infantili israelitici a norma dell’art. 11 della legge 30 luglio 1896, n. 343, cessa con effetto dal 1° luglio 1938-XVI”. Con una norma retroattiva, venivano colpiti anche gli asili ebraici. Le leggi razziali se ne erano dimenticate, ma due anni dopo il regime fascista provvide a rimettere tutto a posto. Per coerenza e uniformità.